Il turismo balneare del futuro: organizzato, di qualità e sostenibile Stefano Bonetto: “Il Poseidonia Beach Club è il modello da seguire"


La balneazione responsabile non è più un’opzione, ma una necessità per il futuro del turismo costiero. Stefano Bonetto, esperto di normazione applicata al turismo e figura di riferimento nella definizione degli standard di qualità per le spiagge italiane, interpreta questo concetto con rigore e visione innovativa. Bonetto, Presidente del Consiglio di Amministrazione e partner del Gruppo Ecoconsult, indica il modus operandi del Poseidonia Beach Club come un modello di eccellenza, confermato dal recente prestigioso riconoscimento per la qualità e la sostenibilità.
In questa intervista, ci spiega cosa significa davvero gestire una struttura balneare responsabile, quali sono i criteri fondamentali per tutelare ambiente, territorio e ospiti, e come questa visione possa rappresentare una guida per l’intero settore.

Dottor Bonetto, cosa significa vedere il Poseidonia Beach Club premiato per la qualità e la sostenibilità?
"È un onore, certo, ma soprattutto la conferma che la nostra visione è quella giusta: il settore delle strutture balneari deve essere considerato un comparto imprenditoriale a tutti gli effetti. Parliamo di imprese che progettano, realizzano e condividono percorsi di crescita in modo trasparente, guardando oltre la logica delle sole concessioni".

Può raccontarci quali elementi distintivi del Poseidonia Beach Club hanno convinto Audit People a conferire questo importante riconoscimento?
"Credo che uno degli aspetti più apprezzati sia stata la trasparenza. Redigere un report seguendo prassi standardizzate, come il modello SUSTI e le norme UNI, significa condividere in modo chiaro progetti e risultati. Questo approccio garantisce tutela sia per gli ospiti sia per chi lavora al Poseidonia Beach Club, valorizzando l’impegno reale verso la sostenibilità."

Qual è stato il vostro approccio come consulenti e auditor nel percorso di miglioramento continuo del Poseidonia Beach Club? Ci sono azioni o interventi specifici che ritiene particolarmente significativi?
“Il lavoro è stato facilitato dalla grande partecipazione e dall’approccio proattivo della direzione. Siamo partiti utilizzando una scala di valutazione riconosciuta, il Modello SUSTI, e da lì abbiamo raccolto tutto ciò che era già stato fatto. Abbiamo riorganizzato le idee e costruito un programma di lavoro chiaro, valorizzando obiettivi in gran parte già raggiunti. Il diario operativo del progetto si è trasformato, in modo naturale, nel report di sostenibilità”.

In un settore come quello balneare, quanto è difficile coniugare l’eccellenza nell’accoglienza con il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità?
"Il settore balneare, se ben gestito, è sostenibile per sua stessa natura. Uno stabilimento che lavora bene protegge e valorizza le coste, migliora la qualità delle vacanze e genera occupazione. La vera sfida è fornire regole chiare e semplici: gli operatori le seguiranno, soprattutto se si adotta una visione integrata dell’accoglienza. Le spiagge non sono realtà isolate, ma parte di un sistema che comprende strutture ricettive, ristorazione, trasporti e servizi pubblici. Il turismo è un settore complesso e diversificato, e va gestito come tale".

Il premio conferito durante il Gran Galà dei Beach Club d’Italia è anche un segnale per il mercato. Pensa che i clienti stiano diventando più attenti a questi aspetti nei luoghi di vacanza?
"Assolutamente sì, soprattutto le generazioni più giovani, che stanno profondamente trasformando il mercato. Il successo della guida ne è solo uno dei segnali più evidenti: oggi i clienti cercano esperienze di qualità, ma anche sostenibili e responsabili".

Cosa può imparare il settore della balneazione italiana da un esempio virtuoso come il Poseidonia Beach Club? E che ruolo possono avere le certificazioni e gli audit indipendenti in questo processo in un’ottica anche di comunicazione standardizzabile?
"Tanto, a partire da un concetto fondamentale: avere un progetto. Uno stabilimento balneare è un’impresa, con clienti da soddisfare e un bilancio da gestire. Per questo servono modelli organizzativi solidi e soprattutto tanta formazione, che è probabilmente ciò che manca di più, non solo in questo settore, ma in tutto l’ambito dei servizi turistici. Le certificazioni e gli audit indipendenti rappresentano una garanzia di qualità e conformità, più che di eccellenza, e sono strumenti preziosi per migliorarsi. Quanto alla comunicazione, credo sia arrivato il momento di lavorare su standard condivisi: sarebbe importante che anche l’UNI valutasse iniziative in questa direzione, prendendo esempio da progetti come la Guida dei Migliori Beach Club".

Guardando al futuro: quali sono le prossime sfide o obiettivi per il Beach Club e per voi come Gruppo Ecoconsult in termini di sostenibilità e innovazione?
"Basta osservare ciò che il Poseidonia Beach Club ha già realizzato per intravedere la direzione da seguire. Parliamo di una struttura a basso impatto ambientale, alimentata da pannelli fotovoltaici e interamente da fonti rinnovabili, che promuove attivamente i prodotti del territorio e adotta pratiche concrete di riduzione dello spreco alimentare. A questo si aggiunge un modello di gestione del personale moderno, attento al benessere e alla valorizzazione delle competenze”.

Come può l’esperienza del Poseidonia Beach Club diventare un modello per il futuro delle imprese balneari? E quale sarà il ruolo del Gruppo Ecoconsult in questo percorso verso una sostenibilità concreta e integrata?
“La vera sfida, ora, è replicare e migliorare: costruire modelli replicabili, adattabili ad altri contesti, capaci di coniugare sostenibilità ambientale, qualità dei servizi e innovazione gestionale. Come Gruppo Ecoconsult, crediamo in un futuro in cui la sostenibilità non sia un’etichetta, ma un metodo di lavoro, per questo abbiamo un motto: “la sostenibilità vera è quella che non vedi perché è integrata nei processi”. Vogliamo supportare le imprese balneari nell’evolversi come sistemi intelligenti, integrati nel territorio e capaci di generare valore economico, sociale e ambientale”.

Qual è la sua visione di turismo?
“Lo immagino come un turismo organizzato, di qualità e sostenibile. Organizzato, nel senso che deve seguire programmi ben strutturati, che vanno dalla visione generale fino ai dettagli più specifici, con un ruolo centrale affidato alle DMO (Destination Management Organization). Di qualità, perché deve rispettare tutte le norme, le buone pratiche ISO e garantire un’esperienza autentica e curata. E infine sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico e sociale, per garantire benefici duraturi a tutte le comunità coinvolte”.