Il Capitano Gianni Rizzo: “Il Cilento è cuore pulsante della cucina italiana riconosciuta dall’UNESCO tra olio, prodotti locali e Dieta Mediterranea”


Nel cuore del Cilento, culla autentica della Dieta Mediterranea, il Poseidonia Beach Club di Ascea Marina celebra ogni giorno quella cultura gastronomica che l’UNESCO ha appena iscritto tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

Tra oliveti secolari, pesca locale e una cucina che fa del territorio la propria identità, il Capitano Gianni Rizzo guida un progetto che unisce tradizione, sostenibilità e innovazione. Dalla Carta degli Oli, un viaggio sensoriale tra cultivar e frantoi del Cilento, al Menu Zero Spreco, il Poseidonia Beach Club propone un modello concreto di cucina contemporanea, capace di evolvere senza perdere la propria anima. In questa intervista, Rizzo racconta visione, valori e futuro di una gastronomia che dal Cilento parla al mondo.

Capitano, la cucina italiana è stata appena proclamata Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Cosa rappresenta questo riconoscimento per voi, che operate nel cuore del Cilento, culla della Dieta Mediterranea?

È un riconoscimento che sentiamo profondamente nostro. La cucina italiana è fatta di territori, identità e biodiversità: il Cilento incarna tutto questo. Qui la Dieta Mediterranea non è un’etichetta, ma un modo di vivere: olio, grano, pesce, ortaggi e stagionalità sono ancora il centro della quotidianità. L’UNESCO ci ricorda che la cucina non è solo tecnica: è cultura, comunità, memoria. E al Poseidonia ci sentiamo, ogni giorno, ambasciatori di questo spirito .

Quanto influisce questa eredità culturale sulle vostre scelte gastronomiche al Poseidonia Beach Club?
Influisce in tutto: nella scelta degli ingredienti, nel rispetto delle stagioni, nella ricerca di produttori del territorio. Non facciamo cucina mediterranea perché è di moda: la facciamo perché è la nostra vita, è la nostra identità. Il pesce è a chilometro zero, l’olio viene dagli oliveti che guardiamo ogni mattina dalla spiaggia, le verdure arrivano dagli orti locali. Ogni nostro piatto racconta il Cilento”.

Parliamo di olio: avete creato una vera e propria ‘Carta degli Oli’. Perché questa scelta?
Perché l’olio non è un condimento. È un ingrediente. Anzi, un alimento identitario. Nel Cilento l’olio è storia, lavoro, famiglia. Dare al cliente una carta degli oli significa offrirgli la possibilità di scegliere l’anima aromatica che accompagnerà il piatto, proprio come si fa con il vino. Ogni cultivar ha un carattere e una voce, e noi vogliamo farle ascoltare”.

Come risponde il pubblico alla possibilità di scegliere l’olio giusto per ogni pietanza?
È un’esperienza che sorprende. Molti scoprono un mondo: capiscono che lo stesso piatto, con un olio diverso, cambia identità. È un gesto culturale, un atto di attenzione verso il cibo. E oggi, con il riconoscimento UNESCO, questo gesto assume un significato ancora più forte”.

Quanto è centrale il concetto di chilometro zero nella vostra proposta gastronomica?
“È fondamentale. Il chilometro zero per noi non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. Il pesce arriva dalle barche dei pescatori di Casalvelino, Sapri ed Acciaroli, le verdure dagli orti dei piccoli produttori locali, l’olio dai frantoi che conosciamo per nome. Lavorare con prodotti vicini significa freschezza, sostenibilità, rispetto dell’identità territoriale. Ma significa anche sostenere la comunità: ogni piatto del Poseidonia Beach Club è il risultato di una filiera corta fatta di persone, mani rugose, storie di famiglia. Ed è proprio questo che rende la cucina italiana così unica e meritevole del riconoscimento UNESCO”.

In che modo la filosofia del Poseidonia Beach Club dialoga con il riconoscimento UNESCO?
L’UNESCO non premia solo i piatti: premia le pratiche. Il legame con il territorio, la trasmissione dei saperi, la sostenibilità, il rispetto delle stagioni, la convivialità. Noi lavoriamo per valorizzare biodiversità agricola e marina, dare dignità a ogni ingrediente, ridurre sprechi, sostenere produzioni locali. Sono gesti concreti: esempi reali di come la cucina italiana possa innovare senza smarrire la propria radice”.

Qual è la sua speranza per il futuro della cucina italiana dopo questo riconoscimento?
Che si torni a guardare alla terra, alle tradizioni vere, non alle mode. Che i giovani cuochi comprendano che l’identità nasce prima dai prodotti e dalle persone, e poi dalle tecniche. E che luoghi come il Cilento, umili e autentici, vengano riconosciuti come fari culturali del Mediterraneo. Se la cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità, è anche grazie a territori come il nostro”.

E per il Poseidonia Beach Club, qual è la prossima sfida?

Continuare a crescere senza perdere identità. Raccontare il Cilento attraverso piatti, oli, persone e scelte coerenti. Portare ogni giorno in tavola quell’idea di cucina che oggi il mondo riconosce: semplice, mediterranea, sostenibile, vera”.

Al Poseidonia Beach Club, la cucina non è mai stata soltanto un “servizio”: è un linguaggio quotidiano di comunità. È il modo con cui, stagione dopo stagione, si costruisce un luogo sano perché rispettoso dei tempi della natura e del lavoro; giusto perché tutela filiere locali, competenze e relazioni; autentico perché mette al centro i saperi e i sapori del Cilento, senza scorciatoie. In un tempo che accelera tutto, il Poseidonia sceglie la via più difficile e più vera: quella della qualità, della stagionalità, della cura. E trasforma ogni tavola in un atto culturale: non per “rappresentare” il territorio, ma per tenerlo vivo.